Tavola Rotonda Conclusiva

"New Strategies for Democratic Development and Political Integration in Europe"

30-31 maggio 2014

 

La tavola rotonda di due giorni si svolgerà a Catania, presso il Dipartimento di Giurisprudenza, con 3 sessioni di lavoro. Come per i seminari precedent, si favorirà la creazione di un contesto interdisciplinare, per esaminare in modo approfondito - grazie alla sinergia tra studiosi di diversi settori – gli aspetti principali su cui si basa il futuro dell'Europa.

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Per approfondimenti sui temi trattati nella Tavola Rotonda si vedano:

 

Nuove strategie per lo sviluppo democratico e l'integrazione politica in Europa. Relazione introduttiva.

Adriana Ciancio

Lo studio muove dall’analisi dei principali fattori che rallentano oggi il processo di integrazione in Europa (dalla mancanza di veri e propri partiti europei e di una procedura elettorale uniforme sull’intero territorio dell’Unione per l’elezione del Parlamento; al difetto di comunicazione ai cittadini europei da parte delle istituzioni, nazionali e sovranazionali, che pregiudica la formazione di una “coscienza politica europea”; ed altri ancora, più strettamente attinenti ai rapporti fra le istituzioni) allo scopo di individuare soluzioni per superarli e poter uscire in tal  modo dall’attuale crisi economica e sociale attraverso la via maestra dell’intensificazione dell’integrazione politica. L’idea principale, pertanto, è quella di riavviare il processo costituente europeo, peraltro su nuove basi democratiche dopo il fallimento della cd. Costituzione europea del 2004, nella prospettiva dell’implementazione di un ordinamento di tipo autenticamente federale, quantomeno per la zona euro ed in vista, eventualmente, di un futuro allargamento ad altri Paesi dell’Unione.

The study analyses the reasons that nowadays slow down the process of political integration in Europe with the aim to find solutions to recover from the economic and social crisis through deepening European integration. The main way is discovered in accelerating the European federalizing process moving from Eurozone, by going beyond Lisbon Treaty towards a real European Constitution on new basis of substantive democracy of the Institutions and their procedures.

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L'integrazione europea, attraverso i diritti, e il "valore" della Coastituzione

Antonio Ruggeri

SOMMARIO: 1. La natura composita (istituzionale, normativa e assiologica insieme) dell’idea di Costituzione e l’opzione per la salvaguardia dei diritti fondamentali quale terreno privilegiato sul quale far luogo alla verifica della perdurante attitudine della Costituzione stessa a farsi complessivamente valere nell’esperienza. – 2. Dal modello di una Costituzione quale esclusivo punto di unificazione-integrazione dell’ordinamento a quello di una “Costituzione condivisa”: per ciò che attiene alla garanzia dei diritti fondamentali, oltre che con la Carta dei diritti dell’Unione, con la CEDU ed altre Carte ancora (in particolare, le sempre più pressanti ed insistite domande di tutela avanzate dai diritti in ambito etico-sociale e le risposte ad esse date a mezzo del “dialogo” tra le Corti). – 3. Una rivoluzione copernicana: il passaggio da un modello di “Costituzione-totale” ad uno di “Costituzione-parziale” e i suoi conseguenti svolgimenti di ordine teorico-ricostruttivo. – 3.1. La prima conseguenza teorica discendente dalle premesse fin qui poste: critica della tesi, patrocinata dalla giurisprudenza e fatta propria dalla comune dottrina, secondo cui la CEDU sarebbe una fonte “subcostituzionale”, la sistemazione in realtà dipendendo non già dalla natura o dalla provenienza della fonte stessa bensì dalla qualità delle sue norme, dal modo cioè con cui esse si riportano ai valori e riescono a farsi valere in ragione del caso. – 3.2. Ogni fonte, Costituzione inclusa, è valida sub condicione e può, dunque, trovare spazio per affermarsi unicamente laddove dimostri di poter offrire la più “intensa” tutela ai diritti (e, in genere, ai beni della vita costituzionalmente protetti). – 3.3. L’integrazione di Costituzione e Carte dei diritti nei fatti interpretativi e il carattere “intercostituzionale” da esse posseduto. – 3.4. Dalla parità delle Carte alla parità delle Corti. – 3.5. La “federalizzazione dei diritti” e la disposizione seriale, a mo’ di work in progress, della giurisprudenza, portata a svolgersi per gradi ora ascendenti ed ora discendenti in seno ad uno stesso processo idoneo a distribuirsi a plurimi livelli istituzionali. – 4. “Federalizzazione dei diritti” e “federalizzazione dell’organizzazione”: per un riequilibrio istituzionale, al piano dei rapporti tra legislatori centrali e legislatori periferici e tra questi e i giudici (europei e nazionali, costituzionali e non). – 5. Un appunto finale a riguardo del “valore” della Costituzione, apprezzabile attraverso la sana e leale cooperazione delle Carte (ovverosia, in buona sostanza, delle Corti).

(segue) 

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Il futuro del clientelismo politico in Europa e in Giappone 

Masako Suginohara & Takeshi Ito  

Il clientelismo rimane un importante canale di mobilitazione politica in alcune democrazie mature, nonostante una serie di riforme politiche volte a rendere la politica equa e trasparente almeno dagli ultimi venti anni. 

Esaminando le dinamiche politiche locali, principalmente in Italia e Giappone, questa presentazione sostiene che la rinascita del clientelismo è il risultato paradossale della recenti riforme. Più in particolare , l'introduzione delle leggi elettorali maggioritarie ha intensificato le competizioni in ogni distretto. Quindi, questa riforma ha dato ai politici come patrons ulteriori incentivi per garantirsi sostegno politico attraverso la fornitura di patronage.

La decentrazione politica conferisce più autorità e maggiore discrezione alle élite locali, che dominano gli scambi clientelari a livello locale. Sul lato della domanda di clientelismo, il rafforzamento dei vincoli fiscali che si avanzano dagli anni novanta hanno beffardamente aumentato il valore di patronage. Clienti locali potrebbero competere più ferocemente per il denaro pubblico limitato.

Il clientelismo continua così ad imporsi come un mezzo per mobilitare il sostegno politico. Lo autore sottolinea anche gli effetti significativi dei sistemi elettorali locali che hanno contribuito ad alimentare le pratiche clientelari.

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The politics of expertise and the liberal origin of european integration

Takeshi Ito 

The aim of this paper is to review the historical and political significance of the European Recovery Program (the ERP or the Marshall Plan) as an origin of European integration and European mode of economic governance. Different from conventional approaches (economic and diplomatic history & IR theory), the paper analyses historical political economy of European countries through controlled comparison of the ERP policy (the allocation of imports and credit) in Britain, France, Germany and Italy, combining the study of historical documents and the new institutionalist theory.
The paper finds out that, firstly, multi-sectoral nature of the ERP policy required non-partisan coordination among different actors with different economic ideas,?especially led by economic experts. Secondly, in order to strike a balance of competing demands for the ERP policy (reconstruction, development, security), the idea of ordoliberalism functioned as a focal point of consensus. The reason was that the idea, originally developed in prewar Germany, stresses the need for the state to ensure a? balance between market liberalization, investment (civil &military) and balance of payments and is fit for the newly internationalized political economy. Thirdly, the penetration of ordoliberalism over Western Europe through the ERP could explain an "ideational leap" from a German to a European paradigm of integration, in that it became one of the central thought for European integration at an early stage, such as in the ECSC, competition policy and etc.
The argument of the paper is expected to pose another possibility of European institutions of economic governance, based on an idea different from market liberalism, Keynesianism, dirigisme, or socialism. In addition, it sheds a new light on unexplored linkages between domestic, European and international political economy in postwar embedded liberalism.

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Trattato di Lisbona e democrazia nell'UE

Filippo Donati

ll Trattato di Lisbona ha introdotto una serie di disposizioni volte a rafforzare la legittimazione democratica dell’Unione europea. Le elezioni del Parlamento europeo svolte lo scorso 25 maggio hanno però evidenziato complessivamente un’avanzata delle forze euro-scettiche e la maggiore percentuale di astensioni mai registrata. Inoltre i risultati elettorali non hanno determinato la formazione di una chiara maggioranza in Parlamento, con la conseguenza che la designazione del presidente della Commissione è stata ancora una volta rimessa a una trattativa tra i capi di governo. Il problema di democrazia all’interno dell’Unione europea, emerso con forza durante la recente crisi dell’euro, non può dirsi quindi ancora risolto. 
Secondo l’impostazione più volte ribadita dal Tribunale costituzionale federale tedesco, l’insufficiente legittimazione democratica dell’Unione europea implica un limite invalicabile all’ulteriore cessione di sovranità da parte dei Stati membri. In questa prospettiva, l’ulteriore sviluppo del processo di integrazione europea non sarebbe né fattibile né auspicabile. 
L’articolo muove da questo scenario e si articola in tre parti. La prima richiama il modello di democrazia disegnato dal trattato di Lisbona. La seconda spiega perché la crisi dell’euro ha messo in discussione la tenuta di tale modello. La terza inquadra il diverso modello di democrazia cui si ispira il Tribunale costituzionale federale tedesco, e i problemi che lo stesso pone per il futuro sviluppo dell’integrazione europea. 

The Lisbon Treaty has introduced in the Treaties a set of provisions aimed at strengthening the democratic legitimacy of the Union. The European Parliament elections held last May 25, however, had delivered a large volume of Eurosceptic MEPs and showed the lowest-ever voter turnout. In addition, the election results did not lead to the formation of a clear majority in Parliament and, therefore, a long negation between the heads of government in the European Council was necessary for choosing the Commission President. The issue of democracy deficit in the European Union, which emerged strongly during the recent euro-crisis, remains therefore open. 
According to the approach repeatedly reaffirmed by the German Federal Constitutional Court, the insufficient democratic legitimacy of the European Union constitutes an insurmountable barrier to the further transfer of sovereignty from the Member States. In this perspective, the further development of the European integration process would be neither feasible nor desirable. 
The article moves from this scenario and consists of three parts. The first part refers to the model of democracy drawn by the Treaty of Lisbon. The second part explains why the euro crisis has put into question the stability of this model. The third part analyzes the different model of democracy set forth by the German Federal Constitutional Court, and the problems it poses for the future development of European integration.

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Il governo dell'economia tra stati e processi di integrazione europea

Paola Bilancia

La Costituzione del 1948 non ha prescritto un definito modello di economia ma ha previsto la tutela dei diritti ed individuato strumenti per lo sviluppo economico sociale, con la garanzia delle libertà economiche limitata dal rispetto di utilità sociale, dignità umana, utilità generale che il legislatore avrebbe riempito di contenuti. Lo Stato garante dello sviluppo dei diritti sarebbe intervenuto anche con strumenti di programmazione, indirizzando attività economia pubblica e privata verso finalità sociali. L’evoluzione dell’ordinamento comunitario ha ridotto la possibilità di intervento economico nazionale nella prospettiva della realizzazione di un mercato economico europeo comune. Nei Paesi che hanno adottato l’euro come moneta unica la politica monetaria si è trasferita dallo Stato alla Banca Centrale Europea, e con l’ulteriore sviluppo dell’Eurozona si è ulteriormente ridotta anche la possibilità di sviluppo di politiche economiche nazionali: con l’adozione del trattato sul Fiscal Compact si è, tra l’altro, imposto agli ordinamenti costituzionali nazionali la regola dell’equilibrio di bilancio, riducendosi ulteriormente lo spazio per una politica di intervento statale (soprattutto in vigenza di una crisi economico-finanziaria senza precedenti) a limitati strumenti che non possono, da soli, avere risultati significativi. Di fronte ad una politica monetaria europea  incompleta  e ad una impossibilità di una significativa politica economica nazionale, ci si domanda se non sarebbe meglio attribuire all’Unione la possibilità  di una sostanziale politica economica comune.

The Constitution of 1948 doesn’t require an Economic Model but contains the elements for an economic social development of the society guaranteeing the economic rights, limited by the observance of  the social rights that should be protected and implemented by the legislator. The evolution of the European legal system reduced the powers of intervention by the MS in favour of the public and private economical activities: the antitrust legislation and the safeguard of the freedom of circulation became the basis of the development of a Market Economy model. The adoption of the Euro for the Countries of Euroland let the passage of the monetary Policy from the States to the ECB. Furthermore, the Treaty of Fiscal Compact imposed the introduction at the national constitutional level of the principle of the balanced budget that is reducing more and more the interventions of the State. Therefore, it would be important to shift at European level also the Economic Policy  in order to face the effects of the current global economical crisis in the Member States.

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Crisi economica e integrazione politica in europa

Andrea Morrone

Quali conseguenze ha prodotto la crisi economica sui diritti costituzionali e sulle istituzioni deputate a attuarli? Il saggio si propone di descrivere le questioni costituzionali poste in seguito alla crisi economico finanziaria, concentrandosi sia sul welfare state sia sullo stato costituzionale. La tesi è che il declino di questa forma di organizzazione politica, specie nel contesto del vecchio continente, solo in parte deriva dalla crisi economico finanziaria, dipendendo, invece, da fenomeni complessi e diversi, connessi alla globalizzazione dei mercati, ai flussi migratori e alla trasformazione in senso multiculturale della società, al processo di integrazione europea ancora indeciso. Proprio le diverse velocità del processo europeo pongono all'attenzione del costituzionalista l'esigenza di ripensare i contenuti del welfare e dello stato costituzionale nella prospettiva di un'Europa unita fondata su una società di eguali.

 What are the consequences of the economic crisis on constitutional rights and on the institutions that are set in place to protect them? The essay aims at describing the main constitutional issues that have emerged from the financial crisis, with a particular focus on the welfare and the constitutional state. The main idea is that the decline of this form of political organization, especially in the context of the old continent, depends only in part on the recent economic crisis, and it is instead to be attributed to a series of complex and diverse phenomena. These include: the globalization of financial markets, migratory flows, the emergence of a multicultural society, and a still undefined process of European integration. In particular, the uneven pace of European integration attracts the attention of the constitutional lawyer and requires a rethinking of the contents of the welfare and the constitutional state, with a view to a united Europe based on a society of equals.

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Parlamento europeo e parlamenti nazionali nella costituzione "composita" nell'UE: le diverse lettura possibili

Nicola Lupo

Il contributo, incentrato sul ruolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea, muove da due punti di partenza: l'accoglimento della tesi secondo cui l'Unione europea e' caratterizzata da una Costituzione “composita” e la critica al ricorrente argomento del deficit democratico in favore di quello che sostiene, piuttosto, l'esistenza di una disconnessione nella democrazia parlamentare dell'Unione europea, divenita peraltro ancora piu' significativa dopo la crisi economico-finanziaria e gli strumenti posti in essere per fronteggiarla.

Si sottolineano poi le difficoltà nell’assicurare un controllo parlamentare nei confronti dell’Esecutivo “frammentato”, specie in un’Unione europea più intergovernativa e più asimmetrica: per svolgerlo occorrono necessariamente tanto il Parlamento europeo, quanto i Parlamenti nazionali. Sulle modalita' con cui coinvolgere in particolare questi ultimi si fronteggiano procedure, in essere o prospettate, assai diversificate, che si legano a quattro distinti modelli: 1) la rigida separazione tra Parlamento europeo e Parlamenti nazionali; 2) i Parlamenti nazionali come “terza Camera” (virtuale) dell’Unione europea; 3) il  “campo (di battaglia) parlamentare multilivello”; 4) il “sistema parlamentare euro-nazionale”.

Dopo aver esaminato i quattro modelli si ricava, nella parte conclusiva, qualche implicazione, in chiave “normativa”, desumibile da ciascun modello, esprimendo un auspicio nel senso della prevalenza del quarto, quello sistemico, piu' coerente con la logica di funzionamento di una Costituzione "composita" e con l'esigenza di controbilanciare un Esecutivo "frammentato".

The essay deals with the role of the European Parliament and national parliaments in the EU and starts from two main assumptions. The first is the thesis according to which the EU is ruled by a "composite" Constitution. The second is a critical assessment of the recurrent formula of the "democratic deficit" in favour of that which detects a "democratic disconnect" in the EU, especially after the economic crisis and the measures adopted to face it.

Then, difficulties in exercising parliamentary oversight of a "fragmented" Executive are outlined, especially in a more asymmetric and more intergovernmental EU: both the European Parliament and national parliaments are essential for an effective oversight. As for the ways for involving national parliaments in the EU very different procedures have been introduced or proposed, in relation to four different models: 1) a rigid separation between the European Parliament and national parliaments; 2) national parliaments as a (virtual) "Third Chamber" of the European Union; 3) the "multilevel parliamentary (battle)field"; 4) the "euro-national parliamentary system".

In the last part of the essay, some "normative" implications of each of the four models are derived, expressing a preference for the success of the fourth one, which appears more systemic and more consistent with the logic of a "composite" Constitution and with the need to counter-balance a "fragmented" Executive.

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Corte di giustizia e giudici nazionali: il rinvio pregiudiziale come strumento di dialogo

Roberto Romboli

Lo scritto ha ad oggetto lo strumento del rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia ed è articolato in quattro parti. La prima è dedicata ad un parallelo tra la pregiudizialità eurounitaria e quella costituzionale, ponendo in rilievo le assonanze e soprattutto le differenze e dedicando una particolare attenzione al fenomeno della c.d. doppia pregiudizialità, La seconda esamina invece il tema del rinvio pregiudiziale come strumento di dialogo tra la Corte di giustizia ed i giudici comuni, con riguardo anche specificamente ai problemi derivanti dal mancato esercizio del rinvio ed ai relativi rimedi. Lo stesso tema viene affrontato nella terza parte con riferimento ai rapporti con i Giudici costituzionali, ponendo in rilievo la particolarità dell’ultimo quinquennio, ossia le “prime volte” del rinvio pregiudiziale da parte dei Tribunali costituzionali di Spagna, Francia, Germania  e Italia, con riferimento quest’ultima alla via incidentale. L’ultima parte è invece dedicata ad uno sguardo sul futuro del rinvio pregiudiziale, riflettendo in particolare sulla sua incidenza sul modello nazionale di controllo di costituzionalità delle leggi e sul raffronto con il nuovo istituto previsto dal Protocollo n. 16 annesso alla Cedu e quindi sull’ipotesi di una “tripla pregiudizialità”.

The paper takes into consideration the reference for a preliminary ruling exercised before the European Court of Justice (ECJ) and is divided into four parts. The first one analyzes the relationship between the reference of a case in the EU system and the reference of a case to the national constitutional court, focusing in particular on the analogies and the affinities between them and giving particular attention to the so called “dual preliminarity”. The second part examines the reference for a preliminary ruling as a means of dialogue among the ECJ and the courts, focusing in particular on the issues arising from the choice of the courts not to exercise a referral to the ECJ and its remedies.

The dialogue among the courts is taken also into consideration in the third part of the paper, concerning in particular the relationships among constitutional courts. We put into evidence the new developments occurred in the last five years, when constitutional Courts in Spain, France, Germany and Italy (in particular in the incidental judicial review of legislation) made their first referral to the ECJ. The last part of the paper takes instead into consideration the possible future developments of the reference for a preliminary ruling; it focuses in particular on the effects of the referral in the national judicial review of legislation and makes a comparison with the new instrument adopted by protocol n. 16 of ECHR and the possibility of a “triple preliminarity”.

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L'enigma della giustizia costituzionale europea: controllo senza costituzione, struttura costituente paradossale o messianismo costituzionale?

Otto Pfersmann

Spesso si parla di “giustizia costituzionale” per riferirsi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Per gli uni è un’evidenza, per gli altri sarebbe un errore, per altri ancora una impostura. Le divergenze di posizioni toccano un elemento fondamentale del sistema giuridico dell’Unione e sollevano quindi interrogazioni importanti. Esprimono l’entusiasmo degli uni come lo scetticismo o l’opposizione degli altri. Intanto la natura della giurisdizione rimane un enigma - un enigma giuridico.

L’enigma risulta dal fatto che il concetto di “giustizia costituzionale” e di “corte costituzionale” non è interno al sistema concettuale dei trattati e che non ha senso, ceteris paribus, applicare ad un oggetto dell’ordinamento Europeo una definizione legale desunta da una qualsiasi costituzione nazionale. D’altro canto l’uso comune del termine “corte costituzionale” si riferisce implicitamente a dati estratti degli ordinamenti conoscendo questa struttura. La domanda sarebbe allora, però, quale “Corte costituzionale” è veramente une corte costituzionale – anche se si chiama così – e se altri oggetti giuridici – ad esempio il “Consiglio costituzionale” francese non potrebbero ugualmente pretendere questo titolo. Per uscire delle considerazioni circolari, conviene ricostruire il problema in sede teorica e comparatista. L’oggetto “Corte di giustizia” dovrà essere confrontato con i modelli della giustizia costituzionale, facendo apparire che essa non gli corrisponde, però anche che le sue funzioni sono spesso viste in un modo paradossale senza grande forza esplicativa. 

Per risolvere l’enigma propongo di partire, invece, da una teoria del decentramento che permetta nel modo più plausibile d’identificare le specifiche funzioni della Corte di giustizia e così di differenziarla meglio dalle corti costituzionali nazionali.

The term „constitutional justice“ is often used with respect to the Court of Justice of the European Union. It is evident to some, an error to others, to others again, an imposture. The differences in approach concern fundamental elements of the legal order of the Union and raise thus highly important questions. They express either enthousiasme or scepticism and opposition. So far, the nature of the European jurisdiction remains an unresolved enigma, a legal enigma.

This mystery results from the fact that the very concepts of „constitutional justice“ and  „constitutional court“ are not part of the conceptual system of the Treaties and that it makes little sense, all things equal, to apply a definition induced from whatever national constitution to an object of the European legal order. On the other hand, the use of the term „constitutional court“ refers implicitly to elements of legal orders presenting this very structure. The question would then become which „constitutional court“ really is a constitutional court – independently of the name it may bear – and if other legal objects as for instance the French Constitutional Council may not have a justified claim to pertain to this category. In order to escape the circularity, one needs to reconstruct the problem in the terms of Legal Theory and Comparative Law. The object „Court of Justice“ has to be confronted with the models of constitutional justice. This will make appear that they don’t correspond and also that many functions of the Court are seen in a paradoxal way with poor explicative power. 

In order to resolve the enigma, I propose to restate the question in the frame of a theory of decentralisation allowing to plausibly identify the specific functions of this jurisdiction and hence to better differentiate it from national constitutional courts.

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Nuove strategie per lo sviluppo democratico e l'integrazione politica in Europa. Relazione finale.

Roberto Bin

L'UE non soffre di un "deficit democratico" che possa essere rimediato impiegando qualche accorgimento istituzionale. La mancanza di una vera conformazione democratica dei processi decisionali europei dipende da una scelta congenita, ispirata al programma politico liberista che risale già al Piano Marshall. La democrazia non è soltanto una questione di procedure e i diritti non sono creati da carte e dichiarazioni, ma sono il frutto di azioni sociali e politiche. La tesi di questo contributo è che l'UE può raggiungere un grado più elevato di democrazia solo attraverso una maggiore considerazione politica degli interessi sociali in conflitto e assicurando la prevalenza della politica sull'economia. 

There is no 'democratic deficit' in the EU to fix with some institutional device. The lacking of a truly democratic pattern in the decision-making process of the European institutions depends on an inborn choice of the European organization, in accordance with the liberal political program that inspired its creation and formerly the Marshall Plan. Democracy is not only a procedural affair and rights are not created through charts and declarations, but are the fruits of social and political action. The point of this issue is that the EU may achieve a higher level of democracy only by means of increasing political questioning of the current social interests in conflict and ensuring the priority of politics on economics.

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